Quando parliamo di principi attivi schiarenti ci riferiamo a molecole capaci di modulare la produzione o la distribuzione della melanina, con l’obiettivo di attenuare le discromie cutanee e rendere il colorito più uniforme.
Ogni sostanza può agire in modo diverso: alcune intervengono rallentando la produzione dell’enzima tirosinasi (che avvia la sintesi della melanina), altre ne limitano l’attività, altre ancora impediscono che la melanina già prodotta venga trasferita alle cellule dello strato corneo. Esistono poi composti che modificano la forma chimica della melanina, rendendola visivamente più chiara.
In cosmetica, la scelta dell’attivo dipende da diversi fattori: il tipo di discromia, la profondità del pigmento, il fototipo e la tolleranza cutanea. Non si tratta mai di sbiancare la pelle nel vero senso della parola, ma di regolare un processo che, in condizioni di iperattività, è diventato troppo irregolare.
Per questo motivo, molti trattamenti combinano più molecole con azioni complementari, così da ottenere un effetto più equilibrato e duraturo nel tempo, riducendo al minimo i rischi di irritazione o rebound pigmentario.
Possiamo suddividere i diversi attivi in cinque macro categorie: esfolianti, modulatori del turnover cellulare, modulatori enzimatici della melanogenesi, inibitori enzimatici e antiossidanti-coadiuvanti del turnover cellulare.
1. GLI ESFOLIANTI
Sono sostanze utilizzate in cosmetologia ed estetica per favorire l’eliminazione delle cellule morte presenti nello strato corneo. A loro volta si suddividono in tre gruppi:
– gli esfolianti meccanici (o scrub) utilizzano granuli o strumenti che rimuovono fisicamente le cellule morte tramite lo sfregamento.
– gli esfolianti enzimatici utilizzano gli enzimi naturali, per esempio papaina o bromelina, che digeriscono le proteine della cheratina, favorendo un’esfoliazione molto delicata.
– gli esfolianti chimici utilizzano acidi e molecole che rompono i legami tra i corneociti e li scioglie.
Nel mio caso, gli esfolianti meccanici non sono consigliati poiché lo sfregamento aumenta la produttività dei melanociti. Ho deciso di scartare anche gli esfolianti enzimatici poiché la mia pelle non è né delicata né reattiva e il loro effetto risulta molto blando.
Ho scelto dunque di concentrarmi sugli esfolianti chimici perché svolgono un’azione più mirata e rapida, permettendomi di ottenere risultati più evidenti in un tempo più breve.
Gli esfolianti chimici si suddividono in quattro grandi gruppi:
– AHA (alfa-idrossiacidi) – sono molecole idrosolubili che agiscono sullo strato corneo sciogliendo i legami tra i corneociti. Più piccola è la molecola, più penetra in profondità nell’epidermide e causa desquamazione. Sono fotosensibilizzanti fino a una settimana dall’ultimo utilizzo. Per questo motivo è meglio evitarli nel periodo estivo ed è d’obbligo usare una SPF alto.
1. Acido glicolico – derivato dalla canna da zucchero, ha la molecola più piccola e potente tra gli alfa-idrossiacidi (AHA). Grazie al basso peso molecolare, penetra rapidamente nella pelle e agisce rompendo i legami tra i corneociti, favorendo la rigenerazione dell’epidermide e la dispersione della melanina. Stimola la sintesi del collagene ed elastina e migliora la penetrazione di altri attivi se usato in sinergia con acido cogico, arbutina e vitamina C.
Modalità d’uso consigliata: si trova in sieri, lozioni, tonici, maschere e peeling in concentrazioni fino al 10% per uso domiciliare. In concentrazioni maggiori, dal 20 al 40%, lo si può trovare nei prodotti professionali da cabina, per peeling superficiali. Il PH è cruciale poiché sotto al 3,5 ha maggiore efficacia, ma anche maggior rischio di irritazione.
Nei trattamenti domiciliari si consiglia un uso graduale di 2-3 volte a settimana, poi ogni sera se ben tollerato. In cabina invece, il tempo di posa dipende dalla concentrazione e dalla sensibilità cutanea (da 2 a 10 min circa)
Può essere abbinato all’arbutina, alla vitamina C derivata, all’acido azelaico, ai peptidi biomimetici, all’acido tranexamico e all’acido cogico in fasi diverse del trattamento.
Non va abbinato ad altri esfolianti forti o al retinolo nella stessa seduta e nemmeno su pelli delicate o reattive.
2. Acido mandelico – è un alfa-idrossiacido (AHA) derivato dall’estratto di mandorle amare. Rispetto al glicolico, ha una struttura molecolare più grande e penetra più lentamente e superficialmente nella pelle, rendendolo meno irritante. Avendo un’azione esfoliante, elimina la parte più superficiale dello strato corneo e stimola la rigenerazione cellulare. È antibatterico e sebo regolatore.
Modalità d’uso consigliata: si trova in sieri, tonici e peeling in concentrazioni di 5-10% per uso domiciliare e 20-30% per peeling in cabina. Si applica la sera dopo la detersione su pelle asciutta, prima della crema idratante. Nei trattamenti domiciliari si consiglia di usarlo inizialmente 2-3 volte a settimana e aumentare progressivamente se ben tollerato. In cabina il tempo di posa del peeling varia da 5 a 10 min a seconda della tolleranza cutanea.
È fotostabile, ma rende la pelle più sensibile alla luce quindi è necessario usare la protezione solare.
Si può abbinare alla niacinamide, arbutina, vitamina C stabilizzata, acido azelaico e peptidi anti-infiammatori.
Si sconsiglia l’abbinamento con altri AHA o BHA, oppure con retinoidi.
– BHA (beta-idrossiacidi) – sono molecole liposolubili che penetrano nei follicoli sebacei. Hanno un’azione cheratolitica e sebo-regolatrice, sono anti-infiammatori e antibatterici. Vengono spesso utilizzati per acne, pelle grassa con comedoni e pori dilatati. È meno fotosensibilizzante rispetto agli AHA, ma va comunque associato l’SPF quotidiano. Esempio: acido salicilico.
Nel mio elenco non ho inserito esfolianti BHA perché preferirei usarli nella fase di mantenimento, dato che hanno una molecola lipofila e sono indicati per trattare la pelle grassa.
– LHA (lipo-idrossiacidi) – sono derivati lipofili dei BHA con una molecola più grande che rende la penetrazione nello strato corneo più selettiva e meno invasiva. Hanno un’attività esfoliante più delicata e molto compatibile con l’utilizzo in cosmetica. Sono cheratolitici, seboregolatori e antibatterici, utilizzati per pelli grasse, acneiche e con pori dilatati.
Esempio: acido capriloil-salicilico.
Nel mio elenco non li ho inseriti perché non sono dei veri e propri depigmentanti, ma comunque aiutano indirettamente agendo sul turnover cellulare e sulla regolazione del sebo.
– PHA (poli-idrossiacidi) – hanno una struttura simile agli AHA, ma con una molecola più grande, quindi penetrano più lentamente nella pelle. Esercitano un’azione esfoliante molto delicata, adatta anche a pelli sensibili o con rosacea e possiedono una spiccata azione idratante e antiossidante. Sono meno fotosensibilizzanti degli AHA, ma resta consigliata la protezione solare.
Esempio: glucanolattone, acido lattobionico, ecc)
Nel mio elenco non sono presenti perché non sono dei veri e propri depigmentanti e non agiscono in modo mirato sul melasma.