Si tratta di una tecnica non invasiva sempre più utilizzata nei protocolli estetici come supporto alla gestione del melasma. Questi dispositivi emettono luce a lunghezze d’onda specifiche e a bassa intensità, in grado di penetrare nei tessuti senza generare calore e senza causare danni.
Tra le varie tonalità disponibili, la luce verde (con lunghezza d’onda compresa tra 520 e 560 nm), è particolarmente indicata per il trattamento delle discromie. Arriva fino alla giungione dermo-epidermica e agisce disperdendo e frammentando il pigmento esistente. Inoltre, esercita un’azione lenitiva e anti-infiammatoria, diminuendo il rilascio di citochine pro-infiammatorie che potrebbero stimolare la pigmentazione, migliora la microcircolazione superficiale e contribuisce a uniformare il
tono cutaneo.
La luce gialla (580 – 590 nm) arriva fino al derma superficiale e non agisce direttamente sui melanociti, ma favorisce il drenaggio linfatico, stimola la microcircolazione e accelera i processi di riparazione cutanea. Questo la rende particolarmente utile dopo trattamenti esfolianti o leggermente invasivi, come peeling o microneedling, per calmare la pelle e ridurre il rischio di iperpigmentazione post-infiammatoria.
La luce rossa (620-700 nm) penetra fino al derma reticolare. Il suo meccanismo d’azione è principalmente anti-infiammatorio e rigenerativo. Poiché l’infiammazione è un fattore chiave del melasma, la luce rossa aiuta a rompere il ciclo infiammatorio che stimola indirettamente i melanociti nel derma.
Luce del Vicino Infrarosso (NIR) (760-1400 nm) non è visibile all’occhio nudo, ma è eccellente per il melasma dermico in quanto penetra fino all’ipoderma. La NIR riduce ulteriormente l’infiammazione e promuove la riparazione cellulare.
Sebbene l’esposizione incontrollata ai raggi infrarossi (IR-A) sia un noto fattore scatenante del melasma a causa del calore generato e della conseguente infiammazione, la fotobiomodulazione con luce rossa e vicino infrarosso (NIR) a basse dosi e senza aumento termico significativo viene utilizzata per il trattamento del melasma dermico. In questo contesto, la PBM sfrutta un meccanismo fotochimico per indurre effetti anti-infiammatori e riparatori, contrastando i danni causati dall’esposizione solare.
Precisazione: i raggi infrarossi di prima banda (IR-A) coincidano completamente con i vicini infrarossi (NIR) sia per lunghezza d’onda che per meccanismo d’azione, ma la loro denominazione varia in base al contesto scientifico. Nel campo della fotoprotezione e della dermatologia si parla di IR-A per indicare gli infrarossi solari, caratterizzati da un’esposizione non controllabile e potenzialmente pro-infiammatoria; nella fotobiomodulazione, invece, la stessa banda viene definita NIR, poiché impiegata in modo controllato per ottenere effetti cellulari benefici, anti-infiammatori e rigenerativi.
L’integrazione della lampada LED verde, gialla e rossa all’interno di un protocollo personalizzato permette di supportare i trattamenti depigmentanti e la fotoprotezione quotidiana, migliorando i risultati e riducendo la probabilità di recidiva del melasma.


