1. Retinoidi: rendono la pelle fotosensibile anche se usati la sera. Il turnover accelerato e l’assottigliamento dello strato corneo espongono maggiormente i melanociti ai raggi UV.
2. Acidi esfolianti (glicolico, salicilico, mandelico, lattico, PHA): non sono fotosensibilizzanti di per sé, ma se usati senza protezione solare, causano iperpigmentazioni reattive.
3. Oli essenziali fotosensibilizzanti (bergamotto, limone arancio amaro, pompelmo): contengono furocumarine che innescano una reazione foto-tossica alla luce UV (fitofotodermatite). Ciò causa la comparsa di macchie brune o grigiastre molto resistenti.
4. Profumi e deodoranti con muschi o alcol denaturato: possono causare dermatite da contatto fototossica con pigmentazioni irregolari nelle zone di utilizzo (collo, ascelle, décolleté)
5. Farmaci sistemici fotosensibilizzanti (tetracicline, contracettivi orali, FANS, diuretici tiazidici, amiodarone, psoraleni, chemioterapici): aumentano la reattività cutanea alla luce.
6. Idratazione occlusiva (petrolati, lanolina) su pelle già infiammata: in ambienti caldo-umidi possono alterare la risposta cutanea e favorire infiammazioni persistenti (PIH)
7. Trauma, attrito con peeling meccanici e cerette aggressive: possono innescare una melanogenesi compensatoria.
8. Effetto rebound post-peeling: se un trattamento schiarente viene sospeso bruscamente in estate o se la barriera cutanea non viene ricostruita correttamente, la melanogenesi può riattivarsi con maggiore intensità, con macchie più scure di prima.
9. pigmentazione da infiammazione cronica: la pelle sensibile (rosacea, eczema, acne, ecc) produce più citochine infiammatorie che stimolano MITF e quindi i melanociti.
10. alimenti:
– Cibi ricchi di furocumarine (sedano, prezzemolo, finocchio, carote crude, agrumi, fichi): dopo l’ingestione o il contatto, le furocumarine si attivano con la luce UV e stimolano l’ossidazione della melanina creando macchie difficili da trattare.
– Alimenti ad alto indice glicemico e zuccheri raffinati (dolci industriali, bibite zuccherate, pane e pasta bianchi): stimolano l’insulina e IGF-1 che a loro volta aumentano i livelli di androgeni e infiammazione sistemica. Questo può indurre PIH o peggiorare il melasma.
– alcol: dilata i vasi e favorisce l’infiammazione cronica. Alcuni tipi di alcol (vino bianco o cocktail con agrumi) contengono anche fitoestrogeni e furocumarine, aumentando il rischio di pigmentazioni irregolari, soprattutto nelle donne.
– alimenti ricchi di fitoestrogeni (soia, lino, lupino): i soggetti predisposti riferiscono un peggioramento del melasma dopo aver assunto fitoestrogeni (integratori o tisane)
– carenze nutrizionali: la carenza di vitamina C rallenta il ricambio cellulare e indebolisce la barriera cutanea. La melanina si ossida più facilmente. La vitamina E, zinco, rame e selenio sono coinvolti nella riparazione cutanea e una loro carenza favorisce i danni UV.
– epilazione – se la pelle è stata recentemente sottoposta a trattamenti a base di vitamina A (o retinolo), acido glicolico o vitamina C, risulta più sottile e sensibile. Il trauma dell’epilazione può evolvere in PIH, dovuta all’attivazione dei melanociti nelle zone danneggiate.