Noto anche come cloasma, è un’alterazione cutanea cronica caratterizzata dalla comparsa di macchie iperpigmentate con una concentrazione non uniforme di melanina, di colore marrone chiaro, marrone scuro o grigiastro, con bordi sfumati e irregolari. Sono localizzate soprattutto sul viso e più raramente sul collo e décolleté. Esistono tre tipi di melasma: epidermico, dermico e misto (un quarto tipo sarebbe il melasma con teleangectasie).
Colpisce fino al 40% delle persone, di cui il 90% sono donne in età fertile tra i 20 e i 45 anni. È più frequente nei fototipi III, IV e V, in particolare in soggetti con predisposizione genetica.
Nel melasma si osserva un’iperattività dei melanociti dovuta a una combinazione di fattori ormonali, genetici e ambientali. Si distingue da altre iperpigmentazioni per la sua recidività cronica. Anche dopo schiarimenti evidenti, la pelle mantiene una memoria melanocitaria e vascolare che predispone alla riattivazione stagionale, soprattutto in primavera-estate.
La diagnosi del melasma si basa su esame clinico, osservazione strumentale e nei casi più complessi su esami specialistici:
Uno strumento utile è la lampada di Wood che usa una luce UV a 365 nm ed evidenzia il melasma epidermico; lo scanner a luce polarizzata per osservare gli strati più profondi della pelle senza riflessi superficiali e serve a rilevare discromie profonde non visibili a occhio nudo ed evidenzia i danni da raggi UV, iperpigmentazioni dermiche e teleangectasie. Inoltre, analizza la struttura del derma superficiale e la distribuzione della melanina; la fotografia multispettrale invece è una tecnica avanzata che utilizza diverse lunghezze d’onda della luce UV, la luce visibile e gli IR. Ogni lunghezza d’onda penetra a profondità diverse permettendo di vedere la melanina superficiale nell’epidermide, la melanina profonda nel derma, arrossamenti, pori, sebo, idratazione, texture, danni solari e pigmenti latenti.